Scrivete a Leonardo Caboni

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Ferdinando GATTA

Ferdinando Gatta

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Forse perché della fatal quiete tu sei limago a me sì cara vieni o sera.... Questi versi di Ugo Foscolo mi ritornano alla mente quando mi soffermo a guardare i dipinti di Leonardo Caboni. In quella frase ritrovo simboli, personaggi, colori e atmosfere contenuti nelle sue tele che parlano – sempre – di solitudine, di malinconia, di ricerca di una serenità che è al di là della realtà che ci circonda, che è speranza in un futuro forse troppo lontano... Lincanto, nelle tele di Caboni, è dato dalla apparente leggerezza e soavità dei soggetti trattati ma lo stupore, per chi osserva, proviene dallimpronta surreale che spunta improvvisamente da un elemento inaspettato, sia esso lo sguardo allindietro di un uomo, oppure un gatto che si stira, o un cardellino che irrompe sulla scena… Il crepuscolo, nel mondo pittorico di Caboni, la fa da padrone: è un vero e proprio deus ex machina che gli consente di trasferire, su chi guarda i quadri, le sue emozioni, i suoi sogni, la sua cultura. É come un contenitore di vetro dentro il quale collocare piccoli o grandi oggetti da collezione... una Wunderkammer costruita con riferimenti e citazioni colte, ma anche con simbologie destinate a farci riflettere sulla condizione umana, sulla necessità di combattere con larma del gusto per le cose belle, le brutture e le superficialità del nostro tempo. Un crepuscolo sempre tendente al viola, spesso vestito di rosa, di lilla; degli spazi lontani in cui le nuvole compongono disegni avvolgenti, quasi a proteggerci da pericoli imminenti... poi tutto si rasserena attraverso il simbolismo che nutre le tele di Caboni, per troppo amore - forse - per unArcadia lontana, per i capolavori dei grandi maestri (Friedrich, Böcklin) da lui ammirati incondizionatamente. Il simbolismo dunque, il vero protagonista indiscusso, che dona il senso di quiete ai nostri occhi, condito con spezie di surreale, che insaporiscono il sugo intrigante del racconto di Caboni. Un piatto per palati raffinati, per amanti del bello, per ricercatori delleccellenza che emerge prepotente dalla tecnica che lartista utilizza per ottenere effetti scenografici impensabili. Il procedimento che porta Caboni davanti al cavalletto ha un sapore letterario. Infatti la maggior parte delle tele nasce da unidea che si sviluppa da un titolo. Il titolo del quadro, pertanto, costituisce la sollecitazione per proseguire nella realizzazione. Il titolo è fondamentale – a detta dellartista – affinchè lopera prenda corpo e si tramuti in una composizione esteticamente coerente con lidea di base. Il titolo è come la chiave di accensione del motore, quello che dà vita alla creatività pittorica, che libera la fantasia imprigionata nel pensiero. Caboni disegna la tela, con le matite, direttamente, senza predisporre alcun bozzetto. Dal titolo allidea, dallidea alla tela. Un disegno dettagliato, che contiene già tutti gli elementi della composizione finale e deve soddisfare appieno le esigenze dellartista che, qualora non ne restasse convinto, è sempre pronto a cancellare tutto con acquaragia. E finalmente la gioia dei pennelli, dei colori, dellatmosfera che prende vita da un sapiente e paziente dialogo fra lartista e la tela, nel gioco delle luci e delle ombre, nel trattamento delle forme e delle sfumature. La prima stesura è affidata alle tempere, che impongono precisione e rapidità di esecuzione e ad esse è demandato limpianto complessivo del quadro. A seguire, la rifinitura con luso degli oli, destinati in prevalenza alle velature, e trattati con certosina abilità. Ed ecco che, nel teatro di Caboni, si aprono le tende del palcoscenico. La scena prevalente è un tramonto maestoso, illuminato da nuvole violacee che stanno a proteggere – con la loro presenza – la speranza di un futuro migliore. Un tramonto protagonista che si misura con la città, sempre lontana, che emerge dalla molteplicità delle luci: la città esiste, è vero, nei quadri di Caboni, ma è tenuta a distanza, per non inquinare la magia del teatro. Sulla scena si presentano gli attori principali: figure a cavallo, uomini accompagnati dai loro cani, una finestra accesa nel buio di una casa, una fortezza soleggiata in cima ad un monte, una statua pensante seduta su una roccia, un pittore di cipressi, un ornitologo solo su una vetta di montagna… Gli interni, invece, sono misteriosi e magici, per la presenza di animali od oggetti che sono simboli della malinconia, del silenzio, della solitudine. Una conchiglia esotica, una tartaruga, un gatto appoggiato ad un busto, un pianoforte, una statuetta di un angelo… Non risponde nessuno è il titolo di un quadro che rappresenta, a mio parere, la sintesi del carattere e del messaggio dellartista. Il telefono forse squilla, ma non cè nessuno a rispondere. Anche Caboni ci parla, con il suo teatro e le sue citazioni, ma quanti sanno raccogliere il senso ed il valore dei suoi messaggi? Sono parole, quelle contenute nei suoi quadri, che invocano la serenità nella vita quotidiana, che sottolineano limportanza delle piccole cose, che evidenziano la gioia del sapersi accontentare di quanto la natura ci offre: un crepuscolo da brivido, un gatto che si accoccola ai nostri piedi, un cielo solcato da un dirigibile, un cardellino sopra un vaso antico, uninfilata di cipressi. Ci si aspetta quasi che da quelle tele, improvvisamente, si alzi un volo di angeli custodi, messaggeri di pace, a ricordarci che il mondo va protetto sempre dalle forze del male e che luomo è il garante della natura.

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